Archivio di gennaio 2008

Mr Cave.

mercoledì 30 gennaio 2008

nickcaveblogjpg.jpgNick Cave entra in una camera d’albergo, puntuale, alle 10 di mattina. Strano vederlo con tutta quella luce. Uno come lui pensi che di giorno non esista. Che si rifugi da qualche parte, aspettando il buio. Che compaia solo quando fuori tutto diventa meno nitido. Un po’ come i vampiri.
E in effetti  sembra che sia strano anche per lui, che cerca di far chiudere le tende: “it’s too bright” continua a dire.
Alto, vestito di scuro, occhi glaciali di un blu che non sembra vero. Poche, pochissime parole. Non puo’ non incutere soggezione.
Risponde lentamente alle domande con frasi che tagliano l’aria. Ed è imprevedibile. Non si capisce di cosa parlerà e cosa invece farà morire lì sul nascere, senza neanche provare a formulare una risposta di cortesia.
No, per lui è no. Non lo so è non lo so.
Rimane quell’attimo di silenziosa sospensione prima della risposta in cui non puoi non chiederti chissà se è la domanda giusta.
Si parla di amore, di religione e del loro esatto contrario. Di vivi e di morti, di miracoli. Ma “Dig, Lazarus, Dig” non è cosi biblico come sembra e nemmeno così triste. E’ pieno di gioia, insiste lui. E si farebbe fatica a crederlo se qualsiasi cosa uscita dalla sua bocca non suonasse così perentoria.
Ogni tanto si assesta, scomodo, su una specie di divanetto, vicino alla finestra, al secondo piano di quell’albergo trasformato in esercizio di stile per giovani designer milanesi. E’ una seduta da pescatore, dice.
Si capisce che quello è l’ultimo posto dove vorrebbe essere, un martedì mattina di buon’ora, con miliardi di altre cose per la testa.
Ma la musica è anche controllo. Lui è il primo a dirlo.
Sarà poco emotional, forse, ma molto intelligente.
Difficile distogliere gli occhi da un personaggio così, anche quando sembra infastidito, anche quando chiude drasticamente alcune direzioni di conversazione come se fossero semplicemente strade ghiacciate, su cui sei accidentalmente scivolato ma che sono assolutamente da non percorrere.
Sono le 11 quando se ne va, diretto verso altri doveri.
Scostiamo la tenda, per far rientrare di nuovo la luce piena di una giornata di sole milanese.
Mr Cave. Strana e affascinante creatura.

Sempre in ritardo

martedì 29 gennaio 2008

Cena: 3 ciambelle, 3 dischi di Nick Cave, 3 fogli bianchi.
Domani vi racconterò.

Ci risiamo.

giovedì 24 gennaio 2008

Che delusione.

Il bar S.

giovedì 24 gennaio 2008

E’ vero, c’è un’aria nuova.
Forse è il sole, forse è la temperatura, forse è la calma che, con stupore, sembra circondare la stanza. E fuori c’è addirittura poco traffico.
Insomma una di quelle giornate che ti fa venir voglia di iniziare qualcosa.
E mentre ci pensi, tutta questa luce ti fa venire in mente il riflesso del sole sui tavoli e il tintinnio delle tazzine di un familiare bar sulla spiaggia, quello dove L. va spesso a prendere il caffè.
Da qui è un po’ lontano, come sempre. Come tutto il resto.
Pero’ finché L. continuerà ad andarci, sembrerà ancora a portata di mano. Al di là del monte, che appena sali su ti si apre l’orizzonte, dopo qualche piccolo paese un po’ scolorito dal sole, solo qualche chilometro che ti separa dal mare.
 

E lei è solo questo?

domenica 20 gennaio 2008

House: E lei è solo questo? Un musicista?
Jhg: Ho solo una cosa, proprio come lei.
House: Davvero? Mi conosce meglio di quanto io non conosca lei.
Jhg: La vedo zoppicare e vedo il dito senza anello. E quella sua natura ossessiva, parla chiaro. Non si rischia la galera e la professione solo per salvare qualcuno che non vuole se non si è spinti da una cosa, quella cosa. La ragione per cui la gente si sposa e fa figli. È perché non hanno quella cosa che dà una sferzata al cuore. Io ho la musica, lei ha questo. Quella cosa a cui pensi per tutta la giornata, e che ti mantiene nel giro dei normali. Oh sì, noi siamo grandi, siamo i migliori. Quello che ci manca è tutto il resto. Una donna che ci aspetta a casa con un drink e un bacio, non l’avremo mai.
House: Ecco perché Dio ha inventato il microonde.
Jhg: Sì, ma quando è finita, è finita.
House: Già.

Cinema, racconti, saluti.

giovedì 17 gennaio 2008

Questo post è davvero difficile da scrivere.
Chiudo la telefonata e scendo giù ad aspettare in strada. Piove. E’ uno di quei giorni in cui piove da quando ti svegli la mattina e sai che non migliorerà. Arriva il mio taxi, salgo su, sgocciolando sul sedile. Do l’indirizzo e aspetto.
“Ma va davvero al cinema a quest’ora?”
Al tassista sembra strano. In parte lo è, ma a me è stranamente familiare, mi ricorda le lezioni all’università.
Guardo l’orologio, è mezzogiorno e mezzo.
“Sono proiezioni stampa”.
Avete presente quando sensazioni nuove e vecchie si mischiano insieme e non si sa più esattamente come distinguerle? E’ come aver amalgamato gli ingredienti di una ricetta, poi non si possono più separare.
Mi bagno di nuovo mentre mi infilo dentro il cinema. Oggi la pioggia è proprio lì dove deve stare e non la cambierei per nessuna giornata di sole.
Il film è “signorinaeffe” di Wilma Labate: 1980, Fiat, l’ultimo grande sciopero della classe operaia, la fine di un’epoca di contestazioni. E una storia d’amore, drammatica, ribelle, senza speranza. Tra gli attori c’è il bravissimo Filippo Timi che incontrero’ domani a YN.
Sui titoli di coda esco dalla sala per non ascoltare inutili chiacchiere di inutili giornalisti e di nuovo salgo su un taxi.
Piove ancora.
Per voi tutto questo non ha alcun senso, per me suona come un saluto. A MC e ai racconti appassionati, rabbiosi, increduli della Ze. Ad una piccola sala cinema di tanto tempo fa e a chi ci credeva. Non lo so cosa rimane, me lo chiedo, ci penso, ma non lo so. Ci vorrebbe un’azione, ma non c’è. Non esiste.
E allora?
Allora rimangono frasi che adesso diventano promesse. Restano l’impegno, la fedeltà, la fiducia nei propri progetti.
E se fossimo dentro un film forse ora smetterebbe di piovere.
Invece sono arrivata e salto giù dentro un muro d’acqua.
Ho le scarpe invernali, lo giuro, ma vi assicuro che i piedi continuano a bagnarsi.

xxx

In sala, nel mio ipod, nella testa: Patty Smith, We Three

Milano For Zombies

domenica 13 gennaio 2008

copertinamilano.jpg

Non sono mai stata brava a descrivere i luoghi. Insomma tirar fuori l’anima da una giungla di vie o da una serie di case affacciate su di noi che passiamo veloci pensando a domani non è mai stato il mio forte. Ma non crediate che sia il paesaggio urbano a spaventarmi. Guardate un tramonto sul mare e scrivete due righe che non siano banali. Ecco perché su invisibilia il sole non tramonta praticamente mai (con qualche piccola eccezione, lo ammetto)
E’ anche per questo che apprezzo in modo particolare chi dei luoghi riesce a dire qualcosa.
Ecco, a. non solo lo fa molto bene, ma prende anche come oggetto una città che io, pur non odiando come molti, continuo a sentirmi un po’ incollata addosso.
Qui trovate il pdf di Milano For Zombies, ma per una manciata di euro potete prendere una delle 150 copie dell’edizione cartacea. La mia è la numero 14.

P.s. Non dovrebbe esserci della musica in sottofondo a questo post, pero’ la tentazione è troppo forte. Di solito a sceglierla è lui, ma per una volta fatemi invertire le parti.
E allora.
Musica: The Enemy- We’ll Live And Die In These Towns

Little Miss S.

giovedì 10 gennaio 2008

images1.jpg

“perché vada lontano, fa che gli sia dolce,
anche la pioggia nelle scarpe,
anche la solitudine”

S. è una di quelle persone che si innamora delle storie dei libri, dei personaggi dei film e dei posti dimenticati da dio.
Entra dalla porta principale e poi non trova più l’uscita.
S. è una di quelle persone che rimangono attaccate ai pezzetti di vita che le appaiono davanti. I piccoli gesti della gente che si muove, infreddolita, in strada, il viso delle commesse che aspettano sulla porta dei negozi di provincia, le famiglie del nord che scaricano, stanche, le macchine delle vacanze.
S. è una di quelle persone che quelle cose lì se le ricorda.
Parlo al plurale perché lei ha sempre sperato che ci fosse qualcun’altro, perso nella stessa ordinaria follia, qualcuno che la facesse sentire meno sola.
Quando era più piccola, i maestri prima e i professori poi, scrivevano sempre, nei loro giudizi di fine anno, parole come “dotata di particolare sensibilità”, ma nessuno le ha mai spiegato bene che cosa volesse dire.
Solo più tardi qualcuno ha provato a ipotizzare che fosse un modo per dare un senso a tutta quella marmaglia di emozioni, l’intensità che assumevano in lei le piccole sensazioni, la sua tristezza improvvisa e senza giustificazione.
E’ lì che ha cominciato a pensare che qualsiasi cosa fosse, doveva cercare di controllarla, indirizzarla su qualcosa che potesse darle un senso.
“Vuoi sapere che cos’è? E’ un dono e una maledizione”, ha tagliato corto un giorno un’insegnante di teatro americana.
E così lei ha deciso che se c’era del buono, bisognava tirarlo fuori perché le maledizioni esistono soltanto quando ci credi,
S. è una di quelle persone che se la incontri non la riconosci. Perché quello che vedi di lei non corrisponde quasi mai a quello che fa. E allora ci vuole sempre un po’ fatica a capire chi sia in realtà.
Lei lo sa. Cammina sempre un po’ sul bordo, tra chi ha il destino già delineato e chi invece prova a reinvertarselo. Spesso se la cava, ma in certi giorni vede l’equilibrio sfaldarsi e non può farci niente.
Se la incontrate e siete abbastanza attenti da accorgervi che su quel bordo adesso cammina a fatica, accennate un sorriso e magari ricordatele quando ha passato la notte a recitare una scena del video d’esame in una lavanderia a gettoni di Brooklyn. A volte funziona.
In ogni caso, non vi preoccupate. Le passerà.

Lucca-Milano via Genova

lunedì 7 gennaio 2008

pegli1.jpg I viaggi di ritorno a Milano si assomigliano un po’ tutti. I cartelli autostradali che invece di luoghi segnano distanze (ore o chilometri all’arrivo), l’inizio della Cisa con gli immancabili lavori in corso (in tutti questi anni non l’ho mai vista una volta senza interruzioni) i piccoli autogrill nascosti tra le montagne e poi le tre corsie dell’ A1. Passato il Po, sei praticamente arrivato.
Ma ieri con me c’era Stephen Wood e così in una animata discussione sul cinema e sui matrimoni (ahah, cosa c’entra il cinema con i matrimoni? Io non lo so ancora, ma forse voi avete un’idea) tiro dritto e solo dopo chilometri mi accorgo di essere quasi a Genova. Ho sbagliato strada.
Ci guardiamo, che si fa. Ovviamente ormai andiamo avanti, a Milano ci si arriva lo stesso. E da qui si vede il mare.
Io e Stephen Wood abbiamo sempre avuto questo assurdo attaccamento per il mare. E ogni tanto, d’inverno, o nei periodi in cui i vacanzieri se ne stavano ben alla larga, quando da noi c’era poco da fare e ancora si potevano buttare via il tempo e le serate, tutti e due andavamo a controllare che ci fosse ancora. Come se la notte o il brutto tempo potessero portarselo via.
Arriviamo a un altro bivio e sbagliamo ancora. Ci perdiamo dentro Genova e poi giriamo per Alessandria. Va beh, oggi si passa anche dal Piemonte.
Il paesaggio cambia rapidamente. Arrivano le montagne e poi le distese pianeggianti: ci troviamo sepolti dalla neve. La strada è quasi deserta e viene da pensare che potremmo quasi fermarci lì, in mezzo al nulla.
Guardo S.W. che dopo una notte inspiegabilmente senza sonno, sta crollando sul sedile vicino. Se devi sbagliare, sbaglia fino in fondo, no? E si addormenta, finalmente tranquillo.
Lo guardo di fianco a me, poi guardo la strada, la neve, le sporadiche indicazioni e mi sento molto meglio di quando sono partita.
Hai ragione, se devi sbagliare, sbaglia fino in fondo.

Mah.

venerdì 4 gennaio 2008

facebook2.jpeg A spintoni, i miei amici americani e la mia compagna di avventure newyorkesi mi hanno fatto entrare nel web 2.0
Io che ho un blog senza banner e in cui non si è nemmeno mai vista l’ombra di una foto.

Eh si, da oggi anch’io sono su Facebook

Nuovi appuntamenti radio

martedì 1 gennaio 2008

Mercoledì 2 e Giovedì 3 gennaio- RadioDuemila (per chi non è toscano, streaming su radioduemila.com)

Chi ha voglia di venire a trovare me e Stefano in Piazza Grande a Lucca, ci trova nello chalet della radio, di fronte alla famosa pista di pattinaggio…