Archivio di dicembre 2008

Last Show

mercoledì 31 dicembre 2008

Ultimo dell’anno in quella bolla spazio-temporale dello Chalet di Radio2000 in Piazza Grande a Lucca. Se capitate da quelle parti e sopravvivete ai botti, saltate la gente accartocciata davanti al palco e passateci a trovare.

Diretta dalle 22.

92,2 - 99,2 - 99,6 - 107,4 FM (Lucca, Pisa, Livorno, Versilia, Garfagnana e fin dove arriva :-))

http://www.streamsolution.it/onair/radio2000.asx

Tè sul mare con Stephen Wood.

domenica 28 dicembre 2008

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-Da che parte andiamo?
- Di là
Sono le 4 del pomeriggio di un 27 dicembre che è arrivato a portarsi via un po’ di giorni di festa, in cui ho affogato pause forzate e auguri senza senso.
Il cielo è limpidissimo e l’aria è fredda. Dietro di noi le montagne con la neve, davanti a noi il mare. Affondiamo nella sabbia ad ogni passo e ci allontaniamo dal faro. Chissà se i guardiani esistono ancora, chissà se c’è ancora qualcuno che va lì dentro, ogni tanto.
La luce è incredibile e cambia ogni volta che rialziamo la testa.
Parliamo di Milano, di me, di lui, di musica, dei suoi nuovi pezzi, di quanto è finta la realtà e di quanto è vera la finzione.
Quando decidiamo di tornare indietro le montagne sono blu e le nuvole rosa.
Il sole sta tramontando.
Tiro fuori il cellulare. E’ banale la foto, è banale il sole che scompare sul mare, è banale la spiaggia, sono banali le orme delle nostre scarpe. Centinaia di cartoline. Glielo dico.
- Se ci fanno le cartoline forse un motivo c’è- dice Stephen Wood- forse il bello è banale.
Forse.
D’altra parte i nostri rari incontri hanno sempre un discreto impianto luci.
- Andiamo al faro?
Risaliamo il viottolino, raggiungiamo la macchina e ci avviamo verso il faro.
L’estate scorsa eravamo lì, in uno dei tanti locali della costa, a prendere decisioni per il futuro. Musica e macchine ovunque.
Adesso è deserto.
Silenzioso.
Costeggiamo un muro infinito pieno di tag. Sthephen Wood le conosce quasi tutte. Chissà quante volte le ha lette.
-Ce n’è una che mi è sempre piaciuta- dice.
E la troviamo, un po’ scolorita, quasi nascosta da altre più recenti.
Si fa un po’ fatica ma si legge ancora: “Avrei voluto soltanto amarti, nient’altro”.
- Se ci pensi è vero: a volte vorresti soltanto volergli bene. Ma non puoi- conclude, con leggerezza, esattamente come quella frase.

Arriviamo al faro, che è chiuso e recintato. Come era logico che fosse.
In realtà non è poi neanche questo granché: una torretta di cemento bianco.
Però è acceso.
E ci accorgiamo che ormai è buio. Cambiamo cd, si torna indietro.
Il tè non l’abbiamo preso, abbiamo preso il mare.

Autoradio: Postal Service- Give Up

Radio Days

lunedì 22 dicembre 2008

radio_mic.jpg

Da oggi (lunedì) fino a giovedì, dalle 8.30 alle 11 di sera mi trovate qui:

- per chi è nei paraggi di Lucca-Pisa- Livorno… per chi è al mare in Versilia o in montagna in Garfagnana): 92,2 - 99,2 - 99,6 - 107,4 FM

- per gli altri: http://www.streamsolution.it/onair/radio2000.asx

(oppure dal blog di stefano http://blog.135.it/)

- e per chi ci vuole venire a trovare : Chalet radio2000 - Piazza Grande- Lucca (vedrete due che parlano nel vuoto, io sono quella che passa i pezzi che stefano non oserebbe mai :-))

CORREZIONE: Mercoledì 24 dicembre dalle 18 :-)

Sempre che la mia gola regga…  

Aperitivo lungo (e post cortissimo).

venerdì 19 dicembre 2008

I-tunes. Libreria. Musica. Seleziona. Play.
Al resto ci penserò domani.

(piano, altrimenti sveglio la mia coinquilina ) Afterhours- Oceano di Gomma.

Qualcosa di triste.

domenica 14 dicembre 2008

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G. smette di ridere e mi guarda dritta negli occhi.
“Adesso raccontami qualcosa di triste”.
“Cosa?”
“Quello che vuoi. Inventatelo. E’ il tuo lavoro no?”
In questi anni ho scoperto che la gente ha le idee più disparate su quello che potrebbe essere il mio lavoro. Dallo scrivere i biglietti di natale alla frase per una promessa di matrimonio, dall’analisi della comunicazione politica di un partito all’idea per una pubblicità di profumi. Passando per qualsiasi tipo di sceneggiatura e ovviamente qualsiasi genere di sms.
In parte, effettivamente, corrisponde a verità e forse è quello che mi piace tanto del mio lavoro. Che alla fine, nemmeno io so cosa è.
“Come vuoi”.
G. si versa dell’altro tè e si mette comoda, tentando di ritornare seria. Poi precisa.
“Non voglio proprio un racconto, voglio una sensazione”.
“Va bene. Allora… Anni, secoli fa, stavo tornando a casa in treno. Seduta nel corridoio di un vagone strapieno, accovacciata sopra la valigia, lo zaino appoggiato di fianco. Tornavo in toscana in uno dei miei innumerevoli viaggi da semi-pendolare e, come sempre, stavo leggendo. Un classicone, uno di quei libri che nell’infinita libreria di mia madre non poteva mancare: Per chi suona la campana. L’hai letto?
“No. Di chi è che non mi ricordo?”
“Hemingway”.
“Giusto”
“Allora stavo lì, ero quasi alla fine. Ero in uno di quei momenti in cui cominci a capire come andrà a finire la storia. Mancano poche pagine e non riesci a smettere di leggere ma allo stesso tempo c’è qualcosa che ti frena. Perché lo vedi che nell’aria c’è qualcosa di inevitabile. Lo senti.”
“C’è una storia d’amore?”
“C’è la guerra e c’è anche una storia d’amore.”
“Ecco… e lui parte. Sono sicura. Partono tutti”
“In un certo senso… Però dice una di quelle frasi che ti rimangono in mente. Una di quelle frasi tremende. E incredibilmente belle.”
“Cioè?”
“La situazione è abbastanza tragica. Uno chiede all’altro di andarsene. Di andarsene per tutti e due.
“E dice…”
“Finche ci sarà uno di noi ci saremo tutti e due”.


“Va a finire male immagino.”
“Non è come va a finire, ma come senti che andrà a finire, prima che finisca.
Ogni tanto guardi le storie, a volte dall’interno, a volte dall’esterno, e lo vedi già come andranno a finire. Perché non c’è nessun lieto fine possibile neanche a volerlo costruire. Hai ancora una serie di pagine, ma nessuna via d’uscita. Sei lì, sul tuo treno, o sul divano di casa tua o per strada e lo sai. Però continui ad avere quel disperato desiderio che in fondo, per qualche incredibile motivo, vada tutto bene.”
“E’ vero… Perché?”
“E’ l’illusione delle pagine che ti aspettano. Perché non è ancora finita.”
G. solleva senza pensarci la tazza ormai vuota.
“Mmm… E tu che hai fatto sul treno?”
“Volevi una sensazione, non un racconto.”
“Ok… ok… Hai ragione. Ma già che ci siamo… Che hai fatto?”
“Ho finito il libro una stazione prima della mia. L’ho messo nello zaino, l’ho richiuso e sono scesa dal treno. ”
“Ah. Ecco adesso sono davvero triste. Non riderò mai più…”
“Non è vero… Quando ti capiterà qualcosa di veramente divertente riderai di nuovo.”
“E’ sempre Hemingway che lo dice?”
“No. Sex And The City”.
G. sorride. “Un altro tè?”
“Ma sì.”

Bolle trasparenti e puntini (in)visibili.

mercoledì 10 dicembre 2008

Due settimane fa…

rain.jpg Il taxi arriva dritto davanti al cancello di casa mia.
Ci separa una cascata di pioggia.
Prendo un respiro e mi butto sotto l’acqua. In pochi secondi mi rendo conto di avere capelli fradici e trucco sbavato.
E va bene così. Ho bisogno di sentire che qualcosa entra in questa bolla trasparente che mi circonda, qualcosa di vero anche se imperfetto.
Invece sono distante. Sono già troppo lontana, come si fa a venirmi a prendere quassù.
Sgocciolando sul sedile dico al tassista dove portarmi, poi tiro fuori l’ipod dalla borsa e risprofondo nel mio mondo.
Un quarto d’ora dopo sono davanti al R’n'R e di nuovo mi aspetta la pioggia. Altra corsa, ma stavolta alzo la testa e mi viene in mente la lunga telefonata con mio fratello, lo immagino mentre gioca a calcetto sotto l’acqua e per un attimo il campo mi sembra qui dietro.
L’ipod continua ad andare… “quando ne ho voglia alzo gli occhi e guardo il sole attraverso un milione di miliardi di metri cubi d’acqua e finalmente non mi bruciano più gli occhi…
Entro.
Mi trovo immediatamente ad affrontare la solita carica di energia di E. che però si accorge immediatamente che sono da un’altra parte. Fa comunque in tempo ad infilare una serie di battute che mi strappano un paio di sorrisi stanchi ma sinceri prima di andare a prepararsi per suonare. Io mi metto a chiacchierare con un’amica che non vedo da tempo.
Difficile sapere da dove cominciare. A volte penso che dovrei portare sempre con me una classifica delle cose importanti che mi sono successe negli ultimi mesi, così per essere sicura che ci sia tutto. E subito dopo penso che sia una stronzata, perché se fossero davvero importanti, tutte quelle cose, me le ricorderei.
Le ultime chiacchiere continuano mentre inizia la musica.
Ascolto e penso che vorrei atterrare da qualche parte. Anche nel posto sbagliato. Però atterrare.

Sono passate due ore quando decido che prima che arrivino i crampi a segnalare le mie batterie scariche è meglio che tenti di tornare a casa. Si susseguono cover mentre mi allontano.
Mi sento come un piccolo puntino che si sposta tra la gente. Microscopica. Persa nello sfondo. Dissolta nella scenografia.
Ma è incredibile come gli amici a volte riescano a vederti anche quando pensi di essere invisibile.
Credi di essere distante miglia e miglia, di esserti persa, senza poter dire nemmeno tu dove e perché.
Invece loro lo sanno, in qualche modo, dove trovarti.
E a volte ti raggiungono.
Parte un altro pezzo.


Musica (live): Janis Joplin - Piece Of My Heart

6 dicembre 2008

domenica 7 dicembre 2008

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Per la mia amica Ze, per le scarpe con il tacco di fianco al camino e per tutti i suoi sogni, per quello sguardo che ho imparato a riconoscere e per il suo orizzonte, limpido e sereno.
Per lei e per chi ha il coraggio, innato o acquisito, di non lasciare un tango a metà.
Musica: Tanguera- La Fonda Tango Club

Macchie di colore.

giovedì 4 dicembre 2008

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Neil Leifer, famoso fotografico del Time, diceva sempre che la fotografia non mostra la realtà, ma l’idea che se ne ha.
Osservo i file che lentamente si trasferiscono dalla scheda al computer e guardo fuori dalla finestra.
Ti insegnano a scegliere un soggetto e a trovare la sua posizione nello spazio, a ritagliare un pezzo di mondo e identificare delle linee che lo descrivano. A tenere la mano ferma e bloccare anche il respiro per rendere un attimo assolutamente perfetto e potenzialmente infinito.
Eppure a volte ti sembra tutto inevitabilmente fuori fuoco. Le linee non ordinano ma creano rumore.
Le luci nitide dell’Africa sono lontane. Così come quella determinazione e quella sicurezza nell’andare alla scoperta del mondo.
Forse è colpa del flash rotto ma, prima di rivederle, sai già che stavolta le tue foto saranno inevitabilmente un po’ mosse.

Trasferimento terminato.
Apro la prima. Ed è una macchia di colori.
Potrei avere mille reazioni diverse e arriva quella più insospettata: mi metto a ridere. Semplicemente e senza scuse.
Tento di recuperare un contatto con il mondo guardando di nuovo fuori.
Ma in fondo, forse, c’è più realtà in quella foto che in quello che vedo dalla finestra.

I-tunes: Cure- Pictures Of You